Alla scoperta della meraviglia di Marsiglia, sotto l’occhio vigile della Bonne Mere

“Marsiglia è pericolosa, è la città più pericolosa d’Europa”. Questo è quello che sentivo spesso mormorare alla gente. Sarà che il mio segno zodiacale è Toro e che sono abbastanza testardo, sarà che sono cresciuto sentendo i telegiornali parlare della mia città solo a tinte nere, ma ad una Marsiglia pericolosa ci avrei creduto solo guardandola con i miei occhi.

La prima volta che ci misi piede fu qualche anno fa, giusto una toccata e fuga. Solo il tempo di confermare che Marsiglia era davvero molto pericolosa… ma non per la ragione che pensereste voi. È una città così genuina, autentica, che crea una certa dipendenza. La lasciai di notte per ritornare a Nizza, la base di quel mio viaggio, ma lungo quel tragitto bramavo il ritorno. Si chiama colpo di fulmine, credo.

Ritornato per la seconda volta, ho mosso i primi passi su Cours Julien, un posto dove ti senti avvolto da “mille culure”. E tra quei mille colori, ho trovato anche un murale con il volto di Diego Armando Maradona. Dicono che Marsiglia sia la Napoli di Francia, e in effetti, se la prima cosa che incroci in una nuova città è il volto dello scugnizzo argentino tanto amato ai piedi del Vesuvio, la parola casa assume un significato che va oltre il semplice luogo.

E poi, una passeggiata sulla Canebière, verso il vecchio porto, il cuore della città. Non trovo una parola che riesca a descrivere questo tragitto. La brezza del mare, lo sguardo al cielo, la Bonne Mère sempre lì, vigile su tutto.

Ma chi è la Bonne Mère? Forse dovrei fare un passo indietro. La Bonne Mère è come chiamano a Marsiglia la Madonna della Basilica di Notre-Dame de la Garde, una figura che tiene il Bambino Gesù tra le mani, ma lo guarda… rivolto alla città. Un segno che abbraccia tutti i marsigliesi, senza distinzioni, di ogni cultura e credo. In qualche modo, la Madonna non guarda suo figlio, ma guarda i suoi figli, ovvero tutti i marsigliesi, che prima di essere diversi tra loro, sono innanzitutto esseri umani, sono innanzitutto marsigliesi. Una città che, come la mia Napoli, è casa per tutti.

Gli odori della cucina locale e del Pastis, l’aperitivo a base di anice, si mescolano con quelli delle spezie provenienti da angoli lontani del mondo. E poi c’è la pizza. Un napoletano è sempre molto esigente in materia, ma qui pare che la forte presenza di Napoletani nei secoli scorsi abbia fatto miracoli. La pizza alla Marsigliese è davvero buona, e con quel sapore familiare è solo un altro piccolo tassello che rende Marsiglia e Napoli così simili. Un po’ come la gentilezza della gente, come la signora al tavolino accanto che, all’arrivo della pizza, ti dice “Bon appétit” e comincia a raccontarti storie della città.

E poi c’è la passione per il calcio. Ai piedi della Bonne Mère, l’Olympique Marsiglia è una vera e propria religione. Ho avuto la fortuna di mettere piede al Velodrome durante la gara inaugurale della Ligue 1 e di festeggiare insieme al popolo marsigliese una vittoria di rimonta. Uno dei momenti più emozionanti è stato quando una delle curve ha iniziato a cantare “Aux Armes” e l’altra curva ha risposto con lo stesso coro, creando un botta e risposta che ha unito tutto lo stadio. Poi è il momento di “Nous sommes les Marseillais”, e ancora: “Et nous allons gagner”, fino al coro finale: “Allez l’OM”. E io, napoletano molto marsigliese, ho cantato con loro: “Nous sommes les Marseillais”.

Così, sono diventato un cittadino del mondo, innamorato della vita e di queste città che, pur lontane e diverse, si somigliano più di quanto si pensi. Marsiglia è pericolosa, sì, ma non nel modo che pensano in molti. È pericolosa perché genera dipendenza.

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